Tragedia Air France

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Mercoledì 8 gennaio 2020, una giornata da dimenticare per la compagnia aerea francese Air France e per tutta l’intera compagine aeroportuale dell’aeroporto di Parigi Charles De Gaulle. Una scoperta drammatica e che ha lasciato nello sgomento e nell’incredulità non solo gli addetti ai lavoro dell’hub principale della compagnia, ma il mondo intero, che ad un tweet di Air France in risposta ad un utente, scopre la macabra verità, ovvero il ritrovamento di un bambino deceduto. Inquietante quanto inverosimile apprendere su Twitter una cosi triste verità. I particolari raccapriccianti rivelano un bambino di nazionalità africana, dell’età di circa dieci anni, rannicchiato esanime nella cavità del carrello di atterraggio del Boeing 777 del Volo AF703, partito dall’aeroporto Felix Houphouet Boigny di Abidjan, città sulla costa Atlantica meridionale della Costa D’Avorio e diretto alla volta di Parigi. Un volo apparentemente ordinario, quello gestito dal vettore francese, partito alle 22:35 ora locale, e arrivato a destinazione alle 05:47 di mercoledì 08 gennaio, per un totale di 6 ore e 16 minuti di volo. Le condizioni disumane che ha dovuto affrontare il piccolo clandestino in cerca di sicurezza, risultano davvero estreme, basti pensare che le temperature alle altitudini di volo scendono attorno a -50°, di conseguenza parliamo di ambiente non riscaldato ne tantomeno pressurizzato. Per quanto possa destare rammarico e tristezza una così grave vicenda umana legata all’immigrazione, tanti sono gli interrogativi a cui si deve necessariamente dare una risposta. Analizzando il fenomeno immigrazione limitatamente alla Costa d’ Avorio, quest’ultimo risulta il quarto paese per provenienza di migranti verso l’Europa, un paese quindi che dati alla mano è tenuto sotto stretta osservazione, immaginando quindi una serie di controlli legati proprio ad arginare il fenomeno. Dalla città di Abidjan considerata la capitale economica della repubblica, si stima che ogni anno tentino la fuga tra 15000 e 16000 ivoriani per mancanza di fiducia nella propria terra e nelle proprie risorse. Un viaggio verso la Libia da dove poi inizia il grande spostamento verso il vecchio continente e che può costare ad un ivoriano all’incirca € 1200 e la maggior parte di loro, non avendo somme disponibili, ripiega su viaggi di fortuna come quello che ha dovuto sostenere il piccolo immigrato. Pensando proprio ai controlli di cui sopra, come è possibile immaginare che gli addetti alla sicurezza aeroportuale di Abidjan, abbiano avuto una cosi tale superficialità (intenzionale o no) nei controlli? Si rileva infatti che negli ultimi anni altri adolescenti africani abbiano provato la fuga dal paese in questa modalità dal quale è impossibile sopravvivere. Quello che resta di questa vicenda è grande amarezza e compassione, ma anche sfiducia nell’intero sistema dei controlli aeroportuali che dovrebbero evitare l’accadimento di grandi tragedie come questa.

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